Tre giornate di incontri, cinema, teatro e memoria accompagneranno la cerimonia del 17 ottobre al Teatro Ariston
Acqui Terme si prepara a celebrare la storia e i suoi grandi interpreti. Il Premio Acqui Storia, giunto alla 59ª edizione, annuncia i vincitori del concorso letterario e un ricco calendario di appuntamenti collaterali. Con 223 volumi candidati, provenienti da case editrici di rilievo nazionale e internazionale, il Premio conferma il proprio ruolo tra i più prestigiosi riconoscimenti italiani dedicati alla saggistica e alla narrativa di argomento storico. Un risultato che testimonia la vitalità della storiografia contemporanea, il crescente interesse del pubblico e del mondo accademico per il dibattito storico e la credibilità conquistata dalla manifestazione quale punto di riferimento per la ricerca e la divulgazione.
Dopo la selezione dei finalisti, le Giurie hanno proclamato i vincitori: Fulvio Conti con Massoneria e fascismo. Dalla Grande Guerra alla messa al bando delle logge, Carocci Editore – Frecce, per la Sezione Storico-scientifica; Carlo Greppi con Figlia mia. Vita di Franca Jarach, desaparecida, Giuseppe Laterza & Figli, per la Sezione Storico-Divulgativa; Lorenzo Pavolini con Mille, Marsilio Editori, per la Sezione Romanzo Storico; Nicoletta Verna con L’inverno delle stelle, Rizzoli, per la nuova Sezione Ragazzi.
Per il Concorso Scolastico Nazionale History Lab si aggiudicano il podio: 1° classificato IIS Algeri Marino, Classe III sez. L Liceo Scientifico, Casoli (CH), con Sant’Agata, 21 gennaio 1944. L’alba di cenere e silenzio; 2° classificato IIS Rita Levi Montalcini, Classi III e IV del Plesso Economico del RLM, Acqui Terme (AL), con Resistere al Confino: Camilla Ravera, Umberto Terracini e l’art. 16 della Costituzione; 3° classificato ITE E. Tosi, Busto Arsizio (VA), con Il peso della scelta: oltre la Resistenza.
Completano il quadro dei riconoscimenti le menzioni speciali assegnate a Gianluca Buttolo per Stan&Ollie, Renoir Comics, e a Carlo Greppi per Le scarpe di Lorenzo. Storia dell’uomo che salvò Primo Levi, Rizzoli.
L’appuntamento clou è fissato per sabato 17 ottobre alle ore 17.00 al Teatro Ariston di Acqui Terme, in Piazza Matteotti, dove si svolgerà la cerimonia di premiazione della 59ª edizione. A condurre l’evento sarà Roberto Giacobbo, giornalista, docente universitario, conduttore e autore televisivo di programmi di successo come “Freedom – Oltre il confine”. Il Piccolo sarà Media Partner dell’iniziativa e ne garantirà un’ampia valorizzazione attraverso i propri canali informativi.
Sul palco saliranno gli autori vincitori delle quattro sezioni — Storico-scientifica, Storico-divulgativa, Romanzo storico e Ragazzi e i premiati dei riconoscimenti speciali “Testimone del Tempo” e “Premio alla Carriera”, tradizionalmente riservati a personalità che, nel mondo della cultura, della politica, del giornalismo, dell’arte, della scienza e dello spettacolo, abbiano contribuito a interpretare e raccontare gli avvenimenti della storia e della società contemporanea. Sarà attribuito anche il premio speciale “La Storia in TV”, destinato alle trasmissioni televisive di carattere storico-divulgativo.
Non solo una premiazione, ma un vero festival della storia. Le giornate conclusive daranno vita a un contenitore culturale articolato in mostre, presentazioni di libri, incontri con gli autori, tavole rotonde, cinema, teatro e occasioni di approfondimento. Una formula dinamica e inclusiva, pensata per coinvolgere studiosi, appassionati, studenti, famiglie e cittadini e trasformare Acqui Terme in un luogo di confronto vivo tra memoria, ricerca e presente.
La Rosa Bianca: una mostra sulla libertà e sulla responsabilità. Da giovedì a sabato il programma propone la mostra dedicata alla Rosa Bianca, presso la Scuola primaria G. Saracco, Via XX Settembre. Orari di apertura: giovedì 15 ottobre e venerdì 16 ottobre dalle ore 8,45 alle ore 12 e dalle ore 16,30 alle ore 19,00; sabato 17 ottobre dalle ore 8,30 alle ore 12,30 e dalle ore 14 alle ore 20.00. Nelle giornate di venerdì 16 ottobre e sabato 17 ottobre sarà possibile programmare visite guidate grazie alla presenza del dott. Umberto Lodovici, responsabile della mostra, che accompagnerà i visitatori nel percorso.
Visite guidate e accesso libero permetteranno alle classi delle scuole superiori e ai visitatori individuali di conoscere motivazioni, obiettivi e protagonisti del gruppo di resistenza della Rosa Bianca. Il percorso ricostruirà la distribuzione dei volantini, gli arresti e i processi davanti al Tribunale del Popolo. Concessa dalla Fondazione Rosa Bianca di Monaco di Baviera, la mostra offre un itinerario storico e biografico nella resistenza al nazionalsocialismo attraverso le vicende dei fratelli Scholl, Willi Graf, Kurt Huber e Alexander Schmorell, fino ai drammatici arresti e alle condanne a morte. Tra il 1942 e il 1943 alcuni studenti e un professore di filosofia dell’Università Ludwig-Maximilian di Monaco di Baviera chiamarono alla resistenza contro la dittatura nazista attraverso la diffusione di volantini. Mossi da ragioni religiose e umanitarie, denunciarono la guerra, l’oppressione e i crimini del regime. Scoperti e denunciati alla Gestapo, furono condannati a morte e giustiziati. Avevano scelto di raccontare la realtà per quella che era: la guerra era persa e occorreva porre fine a un regime sanguinario. Si rivolsero alla parte migliore del popolo tedesco, invitandola alla resistenza pacifica, consapevoli che una dittatura non vive soltanto della forza esercitata dall’alto, ma anche del servilismo, della passività e dell’indifferenza. Credevano nell’indignazione come prima forma di azione politica. Furono sconfitti, arrestati e condannati dopo un processo farsa; ma il loro messaggio resta. La loro vita è divenuta un inno alla libertà e alla responsabilità e oggi la Rosa Bianca è simbolo di indipendenza spirituale, libertà e tolleranza: un invito senza tempo a difendere la dignità umana e a impegnarsi contro discriminazione, razzismo e violenza.
Cefalonia, giustizia e memoria. Giovedì 15 ottobre alle ore 9.45, al Teatro Ariston, si terrà il convegno sui fatti di Cefalonia, “Cefalonia, giustizia e memoria”, rivolto agli studenti degli Istituti Superiori. Interverranno il dott. Marco De Paolis, Procuratore Militare della Repubblica presso il Tribunale Militare di Roma, e il dott. Renzo Parodi, giornalista e scrittore, già caporedattore de Il Secolo XIX di Genova. Il Procuratore Militare Marco De Paolis racconta come è riuscito a istruire i processi per individuare e condannare i colpevoli delle stragi naziste rimaste per anni impunite. Gli ergastoli comminati sono stati 57, le indagini circa 500. Ripercorre il modus operandi e gli iter che lo hanno portato a perseguire, processare e condannare i responsabili di quelle stragi e di quegli eccidi, attraverso una imponente attività giudiziaria snodatasi in oltre sedici anni fra le procure militari di La Spezia, Verona e poi Roma. Al silenzio della vergogna. “…. anche quando ci si trova di fronte a un male così grande, se non si ha la forza di allontanarlo da sé o di combatterlo, la tentazione può essere quella di normalizzarlo, cioè di farlo diventare una normale vicenda quotidiana della vita. Certamente, l’operazione è più problematica quando il male si è infiltrato e strutturato. È fondamentale coltivare la cultura dei diritti umani e l’etica dell’uomo per potersi accorgere del pericolo quando la fiamma del male è ancora piccola. Quando è già un incendio, spegnerla diventa un’impresa ardua… E la coltivazione di questa cultura dei diritti, della pace e della solidarietà, va iniziata soprattutto con i bambini e i ragazzi”. In una stanza dimenticata, dentro a un armadio chiuso con un lucchetto e con le ante verso il muro, c’erano nascosti centinaia di fascicoli. Sui fogli ingialliti dal tempo erano riportati nomi, testimoni, fotografie, mappe e interrogatori riguardanti centinaia di presunti colpevoli degli eccidi nazifascisti, compiuti durante l’Occupazione del nostro Paese, dal 1943 al 1945. Marco De Paolis ha deciso di girare quell’armadio, forzare il lucchetto e sfogliare quei documenti, dando inizio a una serie di investigazioni e processi per individuare i responsabili e consegnarli alla Giustizia. La sua è la storia di una vita al servizio dello Stato, fatta di tanti sacrifici personali e piena di pericoli, ma guidata da un forte senso del dovere e un sogno: quello di dare risposte ai discendenti delle vittime e dare voce e dignità a chi ha subito le più indicibili ingiustizie.
Al centro dell’incontro, il metodo investigativo e gli iter giudiziari che hanno restituito voce alle vittime e consegnato i colpevoli alla giustizia. «Anche quando ci si trova di fronte a un male così grande, se non si ha la forza di allontanarlo da sé o di combatterlo, la tentazione può essere quella di normalizzarlo, cioè di farlo diventare una normale vicenda quotidiana della vita. Certamente, l’operazione è più problematica quando il male si è infiltrato e strutturato. È fondamentale coltivare la cultura dei diritti umani e l’etica dell’uomo per potersi accorgere del pericolo quando la fiamma del male è ancora piccola. Quando è già un incendio, spegnerla diventa un’impresa ardua. E la coltivazione di questa cultura dei diritti, della pace e della solidarietà va iniziata soprattutto con i bambini e i ragazzi». In una stanza dimenticata, dentro un armadio chiuso con un lucchetto e rivolto con le ante verso il muro, erano nascosti centinaia di fascicoli. Sui fogli ingialliti comparivano nomi, testimonianze, fotografie, mappe e interrogatori relativi ai presunti responsabili degli eccidi nazifascisti compiuti durante l’Occupazione, dal 1943 al 1945. Marco De Paolis scelse di aprire quell’armadio, forzare il lucchetto e riportare alla luce quei documenti, avviando indagini e processi per identificare i responsabili e consegnarli alla giustizia. La sua è la storia di una vita al servizio dello Stato, segnata da sacrifici personali e pericoli, ma guidata da un forte senso del dovere e da un obiettivo preciso: offrire risposte ai discendenti delle vittime e restituire voce e dignità a chi aveva subito le più indicibili ingiustizie.
Cinema e memoria. Nel pomeriggio di giovedì 15 ottobre, alle ore 13.50, il Teatro Ariston ospiterà la proiezione del film “I nostri anni” di Daniele Gaglianone, in versione restaurata, seguita da un dibattito con il regista.
A 25 anni dall’uscita torna in sala, in versione restaurata, “I nostri anni”, lungometraggio d’esordio di Daniele Gaglianone, presentato nel 2000 al Torino Film Festival e nel 2001 alla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes, dove vinse la Sacher d’Oro come migliore opera prima. Il film, un inno alla Resistenza e una profonda riflessione sulla violenza e sulla guerra, è prodotto da Gianluca Arcopinto, distribuito da Kio Film e restaurato in 4K dal Museo Nazionale del Cinema grazie al progetto europeo A Season of Classic Films, iniziativa dell’ACE – Association des Cinémathèques Européennes – sostenuta dal programma MEDIA EU Creative Europe.
Girato interamente in Valchiusella, area montana della provincia di Torino e luogo simbolico della lotta partigiana, il film racconta Alberto e Natalino, ex partigiani uniti da una profonda amicizia ma approdati, da anziani, a vite opposte: uno isolato in montagna, l’altro in un pensionato. L’intervista di un ricercatore riporta Natalino ai ricordi della Resistenza, mentre Alberto stringe un legame con Umberto, un anziano paralizzato, senza sapere che è il responsabile della morte dei loro compagni. Il passato riaffiora con violenza e riapre ferite mai rimarginate. Quando scopre la verità, Alberto vuole vendicarsi, ma Natalino lo accompagna in un viaggio sospeso tra memoria e realtà. Insieme ritrovano nei ricordi un modo per riscrivere il dolore del passato.
Il teatro civile racconta Matteotti. Sempre giovedì 15 ottobre, il programma propone uno spettacolo per gli studenti degli Istituti Superiori al mattino e per l’intera cittadinanza in serata. “106 Garofani Rossi. Velia e Giacomo, l’Antifascista”, opera del drammaturgo Sergio Angelo Notti, interpretata da Gianni Masella e Monica Massone e in tournée nazionale, andrà in scena alla Sala Kaimano alle ore 10.00, per gli studenti, e alle ore 21.00, con ingresso aperto alla cittadinanza, grazie al supporto del Rotary Club Acqui Terme.
Su un grande piano di lettura, il palcoscenico accosta due realtà: da una parte Velia Titta, la moglie di Giacomo Matteotti; dall’altra i sicari che si preparano a eliminare chi ha osato sfidare il regime con dure parole di condanna. Il numero 106 richiama gli interventi pronunciati da Giacomo Matteotti alla Camera prima del suo barbaro assassinio e dà il titolo a questo atto d’accusa. La pièce prende avvio da un fatto di cronaca riportato da un giornale del 1967: «Un uomo muore, a 73 anni, fulminato da una scarica elettrica mentre cambia una lampadina nella sua casa». Quell’uomo era Amerigo Dumini, a capo del gruppo formato dagli squadristi Albino Volpi, esecutore materiale dell’omicidio, Giuseppe Viola, Augusto Malacria e Amleto Poveromo, che il 10 giugno 1924 sequestrarono e uccisero Giacomo Matteotti. Il lavoro teatrale scava nella polvere del tempo per restituire un Giacomo Matteotti diverso, colto nella quotidianità familiare attraverso la fitta corrispondenza con la moglie Velia. Il racconto, volutamente non lineare, conduce lo spettatore oltre la cronaca tragica del 10 giugno 1924, alla ricerca di un’umanità lontana da ogni falso sentimentalismo. L’opera si propone come teatro di impegno civile, attraverso un linguaggio storicamente fondato e passaggi verosimili. Una scena spoglia, nessuna rappresentazione della morte né compiacimento voyeuristico: a sostenere la tensione drammatica sono la forza delle parole e i rumori della vita.
Venerdì 16 ottobre: gli autori incontrano gli studenti. Alle ore 9.40, al Teatro Ariston, si terrà il tradizionale incontro degli autori vincitori con gli studenti. Nel pomeriggio, alle ore 13.50, avrà luogo la premiazione dei vincitori della sezione History Lab, accompagnata dalla proiezione di tutti i video partecipanti e introdotta dall’intervento del professor Gianni Oliva per l’80° anniversario della Repubblica.
«Il Premio Acqui Storia è uno dei simboli più autorevoli della nostra città e un’occasione straordinaria per portare Acqui Terme al centro del dibattito culturale nazionale. La qualità delle opere premiate, la partecipazione delle scuole e la ricchezza del programma testimoniano una manifestazione capace di unire memoria, conoscenza e futuro. Ringrazio le Giurie, gli autori, gli istituti, i sostenitori e tutte le persone che rendono possibile questa 59ª edizione», ha dichiarato il Sindaco di Acqui Terme, dott. Danilo Rapetti Sardo Martini.
«Anche quest'anno il Premio Acqui Storia presenta un panel di incontri di assoluta eccellenza, con un programma che va dai libri di forte impegno civile e sociale, al cinema, al teatro, agli approfondimenti con i protagonisti del mondo culturale. Un simile calendario accende su Acqui Terme e sul suo territorio una fortissima attenzione nazionale e internazionale, e anche per questo la nostra Fondazione sostiene il progetto con convinzione: far crescere manifestazioni, peraltro già straordinariamente affermate come l'Acqui Storia significa favorire la crescita non solo culturale ma anche economica della nostra provincia. Mi fa piacere inoltre evidenziare la forte attenzione e l'importante coinvolgimento che il Premio riserva alle nuove generazioni: sono loro il nostro futuro, a loro dobbiamo tramandare valori, identità e memoria», ha affermato Paolo Arrobbio, Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria.
«Abbiamo costruito un programma che porta la storia fuori dalle sole pagine dei libri e la trasforma in esperienza condivisa: incontri con gli autori, cinema, teatro, mostre e appuntamenti per gli studenti dialogano tra loro e parlano a pubblici diversi. La nuova Sezione Ragazzi e il Concorso History Lab rafforzano inoltre l’impegno verso le giovani generazioni, chiamate non soltanto a conoscere il passato, ma a interpretarlo con consapevolezza e senso critico», ha rimarcato l’Assessore alla Cultura, dott. Michele Gallizzi.
Un albo d’oro che racconta decenni di cultura italiana. Negli ultimi anni hanno calcato il palco del Teatro Ariston di Acqui Terme per ritirare i premi Carlo Verdone, Pupi Avati, Folco Quilici, Enrico Vanzina, Pier Francesco Pingitore, Claudia Cardinale, Stefano Zecchi, Mario Cervi, Giuseppe Vacca, Bruno Vespa, Vittorio Feltri, Livio Berruti, Marcello Veneziani, Maria Gabriella di Savoia, Uto Ughi, Gianpaolo Pansa, Valerio Massimo Manfredi, Franco Battiato, Massimo Ranieri, Simone Cristicchi, Maurizio Belpietro, Franco Cardini, Mario Orfeo, Paolo Isotta, Pietrangelo Buttafuoco, Dario Ballantini, Gigi Marzullo, Piero Angela, Antonio Patuelli, Italo Cucci, Giuseppe Galasso, Maurizio Molinari, Liliana Segre, Alessandro Barbero e molti altri.
Nel tempo il Premio Acqui Storia ha ottenuto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana e il patrocinio del Presidente del Consiglio, del Presidente del Senato, del Presidente della Camera dei Deputati e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
Un ruolo di particolare rilievo è assunto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria – Fondazione CRAL, che rappresenta il principale sostenitore del Premio Acqui Storia e ne accompagna con convinzione il percorso di crescita e valorizzazione. Il rinnovato sostegno della Fondazione per la corrente edizione conferma una scelta strategica e lungimirante: investire nella cultura significa investire nella crescita, nell’identità e nel futuro del territorio, contribuendo a consolidare il prestigio di una manifestazione che da decenni promuove la memoria storica, il dialogo culturale e l’immagine della Città di Acqui Terme.
Accanto al contributo principale della Fondazione CRAL, la manifestazione è sostenuta dagli altri enti promotori e sponsor: Regione Piemonte, Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, C.T.E. Costruzioni Tecno Elettriche S.p.A., Istituto Nazionale Tributaristi, Gruppo Amag, Gruppo Benzi, Ditta Impresa Edile Ciardiello e Comune di Acqui Terme, cui fa capo la concreta organizzazione dell’iniziativa.
MOTIVAZIONI VINCITORI
SEZIONE STORICO-SCIENTIFICA
Fondato su una corposa gamma di documenti custoditi presso diversi archivi in gran parte inesplorati e su un’approfondita analisi, il volume restituisce pagine inedite sul complesso e contraddittorio rapporto tra la Massoneria e il fascismo nel periodo compreso tra il primo dopoguerra e la soppressione delle Logge nel 1925, quando cade l’illusione di poter sostenere e controllare il fascismo in funzione antibolscevica e per contrastare il protagonismo politico e sociale dei cattolici.
La scelta di Fulvio Conti di leggere e interpretare la storia dell’unico vero partito della borghesia – come lo definì Antonio Gramsci – in relazione al più ampio contesto storico e alle sue specifiche dinamiche politiche, dimostra una robusta padronanza metodologica e lascia emergere un quadro mosso e articolato su un significativo capitolo della storia del Novecento.
Il volume interseca piani diversi: il contesto interno e, dunque, il dibattito e i protagonisti, dei quali si tratteggiano significative tessere biografiche; le relazioni con alcune figure chiave di quel contesto politico; le influenze delle istituzioni massoniche, il loro ruolo politico e di mediazione.
Merita sottolineare l’attenzione di Conti al “dopo”. In seguito alla messa al bando, ha inizio l’opposizione morale e politica al regime, molti affiliati scelsero l’esilio, altri operarono in clandestinità.
L’esposizione è chiara e rigorosa, elegante la scrittura.
SEZIONE STORICO DIVULGATIVA
Carlo Greppi – Figlia mia. Vita di Franca Jarach, desaparecida, Giuseppe Laterza & Figli
Il libro è coinvolgente e al tempo stesso sconvolgente come pochi, grazie ad un racconto che, “al netto degli interludi”, si svolge su due piani (“due presenti”, dice l’autore): “quello storico e quello della ricerca”, sì da restituirci con studiata gradualità (di qui, appunto, il pathos della ricerca) non solo la corta vida di Franca Jarach – la giovanissima desaparecida di cui si parla – e “la storia della sua memoria”, sì anche “il percorso fatto per raccontarla”. Si tratta di una lunga e labirintica investigazione che l’autore conduce con il supporto di numerosi testimoni, la madre di Franca in primis, Vera Vigevani Jarach, e con il prezioso apporto di vari altri coadiutori, allo scopo di far luce, per frammenti di verità, raccolti con certosina e religiosa affezione, sulla misteriosa scomparsa di una delle trentamila vittime della dittatura argentina, in modo da garantirle la debita giustizia e, con essa, l’onore di un duraturo ricordo. Quale figura emblematica di una intera generazione di eroici militanti per la libertà.
SEZIONE ROMANZO STORICO
Lorenzo Pavolini – Mille, Marsilio Editori
E’ l’impresa-cuore del Risorgimento, quando un gruppo di persone stupì il mondo mettendo in gioco le proprie vite per trasformare la penisola Italia in una patria. Sbarca in Sicilia, a Salemi incontrano Giovanni Pantaleo, frate francescano. Garibaldi ne fa il cappellano della spedizione. Lorenzo Pavolini ne fa il protagonista di una nuova prospettiva per i Mille, fonde nella scrittura il mestiere del reportage e l’allenata sapienza letteraria.
SEZIONE RAGAZZI
Nicoletta Verna – L’inverno delle stelle, Rizzoli
Un esordio nella letteratura dedicata ai lettori più giovani – e spesso più esigenti – di un’autrice di grandissimo profilo. Siamo nel 1943, a Fiesole, e Sirio, la protagonista della storia, si muove tra boschi e territori della campagna resi ormai imprevedibili dalla guerra. C’è un soldato ferito, senza memoria, un complicato armistizio che ha messo tutti contro tutti e generato una grande confusione, e una storia di umanità e cura che a poco a poco salta fuori. Una scrittura di cristallo, precisa e affascinante, per una grande storia che profuma di stelle per quanto si sente una vicinanza emotiva tra le scelte che farà la protagonista e il senso di crescere e sbagliare che è (stato) in tutti noi.
SEZIONE RAGAZZI
MENZIONI:
Gianluca Buttolo – Stan&Ollie, Renoir Comics
Al termine della sua carriera, ormai anziano, Stan Laurel riceve la telefonata di un ragazzino che dà il via ad una lunga intervista sulla sua vita, e sul fortunato sodalizio artistico e personale con Oliver Hardy.
Come un nonno affettuoso, racconta dettagli e curiosità, indagando sugli anni felici come su quelli più oscuri della carriera di una coppia di enorme successo.
La graphic poggia su questa struttura semplice e pulita, lasciando spazio ai personaggi, e all’immenso patrimonio di informazioni raccolte dall’autore, insieme sceneggiatore e illustratore.
I tratti sono eleganti, asciutti e raffinati e scorrono rigorosamente in bianco e nero come i film dei due comici.
Carlo Greppi – Le scarpe di Lorenzo. Storia dell’uomo che salvò Primo Levi, Rizzoli
Ci sono pochi divulgatori storici capaci di raccontare storie nella storia con lo stesso talento di Carlo Greppi. E quando il suo talento si mette a servizio delle storie destinate ai ragazzi, ecco che salta fuori Lorenzo, un eterno quasi quarantenne che arriva ad Auschwitz come “volontario”, fa il muratore, e là dentro conoscerà Primo Levi.
HISTORY LAB
1° PREMIO
Sant’agata, 21 Gennaio 1944. L’alba di cenere e silenzio – IIS Algeri Marino, Classe III sez. L liceo scientifico, Casoli (CH)
Ricostruzione attenta e minuziosa, da cui emerge la precisione storica con cui è stata affrontata, ma soprattutto la volontà di creare un progetto accurato non solo per gli aspetti divulgativi, ma anche per quelli artistici. Costumi, ambientazione, partecipazione corale degli studenti l’hanno reso un progetto di spessore, meritevole di divulgazione e di riconoscimento.
2° PREMIO
Resistere al Confino: Camilla Ravera, Umberto Terracini e l’art. 16 della Costituzione – IIS Rita Levi Montalcini, Classi III e IV del Plesso Economico del RLM, Acqui Terme (AL)
Cogliere l’importanza delle voci del territorio e saperne inquadrare la portata storica e civile per l’intera nazione hanno portato questo progetto da ricerca locale a più ampia narrazione civile e politica, mantenendo però sempre viva l’attenzione per i due protagonisti in relazione ai tempi e alle scelte affrontate con convinzione.
3° PREMIO
Il peso della scelta: oltre la Resistenza, ITE E. Tosi, Busto Arsizio (VA)
La riflessione sulla resistenza senza confini storici o geografici diventa, grazie a questo progetto, uno sguardo collettivo sulle ragioni che spingono persone e popoli a opporsi a regimi e sistemi non condivisi, proponendo una visione originale e filosofica sul tema. L’uso alternato di video di repertorio e voce narrante ne sottolinea la modernità dell’approccio.
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